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passaporti e disuguaglianza

TRATTAMENTO SPECIALE

Un aspetto che mi ha sempre colpito durante i miei viaggi è il trattamento che viene riservato a chi possiede un documento che non rientra tra quelli che contano.
Non tutti lo sanno o ne hanno la piena consapevolezza, la disuguaglianza nei documenti di viaggio è una realtà.

 

CHI GESTISCE LA CLASSIFICA DEI PASSAPORTI?

Esiste anche una classifica dei passaporti più potenti del mondo. In realtà due sono le principali società che ogni anno pubblicano il loro “Passport Index“. La prima è l’Henley & Partners Passport Index il quale utilizza i dati della International Air Transport Association (IATA), la principale organizzazione internazionale del trasporto aereo che gestisce il database di informazioni di viaggio. La seconda è l’Arton Capital, una società di consulenza finanziaria canadese, che elabora in tempo reale il suo “Passport Index”.
Entrambe stilano la “desiderabilità” dei documenti di 199 nazioni del mondo. Vale a dire, il numero di paesi che si possono raggiungere senza richiedere alcun visto prima di partire o dove è possibile ottenerlo all’arrivo (in aeroporto). Le due classifiche sono in linea. Nel corso dell’anno vengono aggiornate costantemente in tempo reale.

LA FOTOGRAFIA A FINE ANNO 2018

La situazione a Novembre 2018 è la seguente:
Per l’Henley & Partners il passaporto più potente, che ha ottenuto l’indice migliore, è quello del Giappone con 190 paesi raggiungibili senza visto, medaglia d’argento per il Singapore con 189, bronzo per la Germania con 188. Troviamo l’Italia al quarto posto insieme alla Danimarca, Finlandia, Svezia e Spagna con 187.
Nelle ultime posizioni ci sono soprattutto Stati dove regna l’instabilità politica o dove sono in corso dei conflitti. Sono Stati africani come la Libia (41), Sudan (39), Eritrea (39) e Somalia (32) o Stati mediorientali come la Siria, i cui cittadini possono viaggiare in soli 32 paesi, l’Iraq (30) e l’Afghanistan (30).

DUE PESI E 2 MISURE

Certi passaporti valgono decisamente più di altri. Il mio passaporto italiano mi dà più agevolazioni rispetto al mio passaporto nigeriano, con quest’ultimo potrei visitare solo 47 paesi senza visto. Nello specifico alcuni sono paesi facenti parte della comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS), altri sono paesi mediorientali o isole. Questo significa che nemmeno gli stessi paesi africani sono generosi con i loro fratelli vicini. Siamo pure masochisti. Ci piace farci del male da soli.

Solo di recente qualche Stato africano come l’Etiopia ha fatto un passo avanti verso una maggiore integrazione continentale. Aprendo la possibilità di emettere visti all’arrivo per tutti i passaporti africani.
Il mondo purtroppo è diviso in serie A, B e C. Una piccola parte del mondo gode di tanti vantaggi a volte ignorando totalmente le problematiche che la maggioranza del resto mondo deve affrontare. Esistono paesi più industrializzati, paesi meno industrializzati e paesi in via di industrializzazione. A parte i primi tutti gli altri sono visti con sospetto (come portatori di rogne e da tenere a debita distanza).

LO STATUS GIURIDICO CONTA

Un cittadino che vive nel mondo di serie A, può svegliarsi al mattino e decidere di prendere un volo all’ultimo senza pianificarlo ( es. andare a fare un weekend a Londra, Parigi ecc). Mentre non è nemmeno contemplato per un cittadino che vive nel mondo di serie B o C. Se dovessi usare solo il mio passaporto nigeriano avrei delle serie difficoltà a varcare alcune frontiere. Mi ricordo ancora tanti episodi o occasioni in cui gli amici programmavano un weekend a Londra o in qualche altra capitale europea ed io non potevo seguirli per via del mio status giuridico. Era altrettanto difficile cercare di spiegare l‘iter burocratico estenuante che avrei dovuto seguire per ottenere un visto, il che comportava tempo, costi e nessuna garanzia di successo anche dopo aver presentato correttamente le dovute documentazioni.

Ero sempre la guastafeste. In effetti una volta che si iniziava a pensare alle pratiche burocratiche svaniva la leggerezza, la magia e la bellezza di fare un’avventura con gli amici senza tanti pensieri e piani.

Ora, avendo una doppia cittadinanza rientro anch’io fra le persone che hanno maggiori privilegi per via del tipo di documento con cui decido di viaggiare. Lo trovo assurdo. Resta il fatto che non tutti possono permettersi di fare i turisti o i viaggiatori. Al di là dei limiti dovuti alla disponibilità economica, esiste anche la questione di dove si è nati ed il conseguente status giuridico.

L’IMPORTANZA DELLA DIFFUSIONE CORRETTA DELLE INFORMAZIONI

All’ordine del giorno nei media sentiamo parlare di immigrati, migranti economici, clandestini, rifugiati non sentiamo mai parlare di viaggiatori, di turisti. Non sentiamo mai parlare di africani, afghani, siriani, somali, pakistani, cinesi, con zaino in spalla, che fanno trekking, che scalano le montagne, che fanno rafting, che vanno in pellegrinaggio, in un viaggio spirituale, in Erasmus ecc. Non sono per caso viaggiatori anche loro? Quando si parla di loro se ne parla solo ed esclusivamente in termini problematici, di sicurezza, di minaccia e di seccatura. Eppure anche queste persone sono dei viaggiatori alla pari degli italiani, americani, francesi e tedeschi.

LENTE DEL COLONIZZATORE

Alla fine tutto si riduce ad una questione di potere. Un occidentale, provenendo da un paese ricco, di conseguenza avendo un potere d’acquisto notevole se decide di andare a lavorare in Africa sarà considerato un expat o un cervello in fuga. Nella situazione rovesciata la persona è considerata un migrante economico o peggio, anche se quest’ultimo dovesse trovare un lavoro altamente qualificante sarà sempre considerato un immigrato alias un povero sfigato che nessuno vuole e che deve farsi il mazzo per integrarsi e farsi accettare dalla comunità.

Io sono l’esempio lampante. Nonostante abbia la cittadinanza italiana vengo sempre considerata una straniera, o un’italiana di serie B. Questo significa che anche dove non ti aspetteresti mai di ricevere certi commenti o certe domande imbarazzanti, li ricevi. Talvolta, anche senza cattiveria, o il voler ferire a tutti i costi, ma allo stesso tempo sono esternazioni che fanno riflettere. Per cui la questione è molto più radicata che sfocia anche nell’aspetto culturale. Per fortuna la cultura è in continua evoluzione.

IL LINGUAGGIO CONTA

Allora perché ancora oggi, nel 2018 vengono usate certe espressioni per definire certe categorie? Perché le persone che arrivano in Italia non vengono chiamati “cervelli in arrivo”? Oppure qualificati positivamente? Non sarà mica perché sotto sotto il loro paese di provenienza non è considerato culturalmente superiore o equiparabile all’occidente ragion per cui non può produrre degli expatriati alla pari dei paesi sviluppati. Questi ultimi sono sempre i benvenuti, possono godersi la vita e i privilegi che deriva dal loro status ed inoltre nessuno gli affiancherà mai un mediatore culturale per comprendere il paese dove hanno scelto di stabilirsi temporaneamente o permanentemente.

CONCLUSIONE

Alla fine mi chiedo sempre perché tutte queste frontiere e restrizioni? Capisco la necessità della sicurezza nazionale ma allo stesso tempo garantirei più possibilità di visto e mobilità a persone che vivono in zone di conflitto nel mondo.

In aggiunta a questo non saremmo tutti più ricchi sia economicamente che culturalmente senza i confini? La situazione così com’è attualmente non fa altro che contribuire ad alimentare le reti criminali. Forzando la gente a mettersi nelle mani degli aguzzini.

Voi che pensieri avete sull’argomento? Il vostro passaporto è in o out? Quali esperienze avete in merito? Lasciateci un commento qui sotto.

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