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Se dico Seydou Keita molti di voi penseranno al giocatore di calcio.
Ma il Seydou Keita che vi presento oggi è uno dei più importanti fotografi contemporanei della seconda metà del XX secolo: ascoltate bene non in Africa ma nel mondo. Nasce nel 1921 a Bamako. Discende dalla famiglia di Sundiata Keita, fondatore dell’Impero del Malì nel 13° secolo e dai Tourè, una delle famiglie fondatrici della città di Bamako.

Gli inizi

Inizia l’arte fotografica all’età di 14 anni quando uno zio di ritorno da un viaggio in Senegal gli regalò una Kodak Brownie.
Perfezionò la sua arte tra il 1939 e il 1946: i soggetti erano i comuni concittadini, le persone benestanti, le persone che abitavano fuori dalla città. La sua reputazione incominciò a farsi strada in una Bamako che ospitava importanti fotografi come Malick Sidibé o Mountaga Dembelè, detto Kouyatè. Nello studio di quest’ultimo perfezionò la sua tecnica ed acquisì ulteriore competenze nello sviluppo della fotografia.

Quando il padre gli regalò una parte della proprietà della famiglia vicino alla prigione della città, Seydou Keita vi fece il suo studio che ebbe il suo massimo successo tra il 1948 e il 1962. Si stima che in quegli anni fotografò circa 200mila persone: uomini, donne, famiglie, gruppi di amici, bambini.

La magia nei suoi scatti

Keita, attraverso le sue foto, ha raccontato la storia del suo Paese regalandoci immagini uniche del periodo coloniale e post coloniale.
Ritratti di donne con abiti europei ed abiti maliani. Le foto in bianco e nero, tecnica che mantenne per tutta la durata delle sua carriera, sono caratterizzate da una nitidezza impeccabile. Il suo stile è inconfondibile. Le pose sono attentamente studiate con allestimenti semplici ma con attenzione al dettaglio. Interessanti le pose delle mani, mai banali nell’accarezzare il viso, la sedia o la spalla.

Il fotografo maliano riusciva così a catturare in un inquadratura ciò che il soggetto voleva che emergesse: bellezza, eleganza, potere, serietà, ricchezza. La straordinarietà del suo talento era nel riuscirvi in un unico scatto.
Le posture di Seydou Keita le ho ritrovate riprese in molte foto degli anni ‘70, ’80 e ‘90 dei miei zii, nonni e parenti senegalesi. Ovviamente rimaneva inarrivabile anche al miglior fotografo di Dakar l’unicità e la valorizzazione della persona ritratta che solo il maestro maliano sapeva immortalare.

Dopo l’Indipendenza e la nascita della Repubblica di Mali, il governo socialista in nome degli ideali di quel tempo incominciò a osteggiare la proprietà privata. L’attività di Keita divenne meno privata e più pubblica in quanto lo “reclutarono” come fotografo ufficiale degli eventi politici fino al 1977.
Dal 1977 al 1990 lavorò come meccanico riparando moto.

La fama internazionale

La sua fama di artista incominciò ad avere il suo giusto merito e collocazione internazionale a partire dal 1991.
Infatti nel 1991 molti occidentali scoprirono gli archivi delle sue foto. Dal fotoreporter freelance Françoise Huguier che stava preparando la biennale sulla fotografia a Bamako a Susan Vogel che stava allestendo a New York “Africa Explores:Twuentieth Century African Arts”. La Vogel che aveva acquistato diversi negativi nel suo viaggio a Bamako negli anni ’70 non si era accorta all’epoca che aveva in mano alcune foto dell’artista Keita. Anzi uno delle sue fotografie era stato nominato “Fotografo anonimo.Bamako”.

Ma fu Jean Pigozzi, italo-francese, a far conoscere al mondo Keita.
S’innamorò del fotografo nel 1989 in occasione della mostra sull’arte contemporanea africana presso le Centre Georges Pompidou. Attraverso il curatore di questa mostra Andrè Magnin iniziò ad acquisire quasi un migliaio di negativi dall’artista. Fu allestita per la prima volta una mostra mono tematica su Keita nell’ottobre 1994 presso la Cartier Foundation in “Contemporary Art in Paris” .
La mostra ebbe un ottima risonanza e suscitò molte critiche positive. Da questo momento le opere di Seydou Keita incominciarono ad essere ospitate in diversi musei e mostre in Usa, Gran Bretagna , Brasile ed altri Paesi.

Morì a Parigi nel 2001.
Oggi le sue opere le ritroviamo presso:
– Nation Museum of Mali, Bamako, MALI
– The Pigozzi Collection, Ginevra, SVIZZERA
– Foundation Cartier and Agnes b Collection, Parigi, FRANCIA
– Metropolitan Museum, Museum of Modern Art e Walther Collesctio, New York, USA
– Los Angeles Country Museum of art, Los Angeles, USA
– Moderna Museet, Stoccolma, SVEZIA

Per gli appassionati della fotografia e non suggerisco gli splendidi cataloghi che possiamo acquistare on line firmati dallo stesso Seydou Keita. Inizierete un viaggio nel tempo nella Bamako degli anni ’50 e ’60.

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