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Non ho mai pensato di andare a Parigi. Forse non ho mai compreso veramente perché le persone rimanessero catturate dal suo fascino e la chiamassero la città dell’amore.

Quindi ho deciso senza programmi di trascorrere gli ultimi giorni dell’anno 2018 in questa città per ricredermi. Ho potuto organizzarmi all’ ultimo perché ho un cugino che vive con la sua famiglia in una cittadina vicina a Parigi. Ma per visitare questa capitale europea è necessario prenotare sia i voli che la struttura in tempo in quanto è una città cara soprattutto durante le festività natalizie.

Primo impatto

Appena atterrata all’ aeroporto di Orly, uno dei tre aeroporti della città, ho iniziato subito a respirare l’aria Parigina trovando sulla sinistra il punto informativo dell’Ente Turismo di Parigi che offre diversi pacchetti di servizi utili tra cui visite ai musei più importanti e abbonamenti alla rete metro e bus che aiutano a percorrere la città risparmiando.

Nei miei 3 giorni in Francia di cui 2 parigini ho scoperto una città aperta e curiosa. Centro di incontro di tutte le nazioni, di tutti i continenti e di tutte le culture.

Nel mio racconto percorro i luoghi che più mi hanno conquistato e noterete che alcuni  luoghi non corrisponderanno a quelli consigliati  dalle guide turistiche. Infatti sono arrivata a Parigi con l’intento di fare la semplice viaggiatrice e alla fine ho scoperto l’Africa!

18° Arrondissement 

Sono stata accolta dal mio cugino parigino che mi ha subito chiesto che cosa volessi visitare. Io gli dissi sorprendimi. Mai scelta di lasciarsi guidare fu più giusta. Mi ha portato al 18° Arrondissement ed esattamente nel quartiere Goutte d’Or dove vivono la maggior parte dei francesi di origine africana come senegalesi e maliani. E’ un quartiere non citato tra le mete turistiche  in quanto definito luogo di degrado. Certamente non ha quell’ eleganza e ordine tipici del centro di Parigi ma è stata la parte di città che più mi ha affascinato perché vederne i colori e sentirne i profumi mi hanno riportato alla mente Dakar.

La più interessante ricerca di  parcheggio di sempre

Eravamo in questo quartiere per cenare e trovare un luogo di sosta è stato più arduo del previsto. Alla fine abbiamo optato per un parking privato sotterraneo.

E’ stata un esperienza eccezionale: nei 40 minuti di ricerca del parcheggio sono stata catturata dalle insegne delle vetrine che rimandavano al Senegal, Mali, Costa D’Avorio. Ho abbassato i finestrini, nonostante il freddo, per assaporare ogni odore e profumo. Ho cercato di memorizzare ogni via, ogni bar, ogni atelier di tessuti batik.

Sembravo una bambina nel paese dei balocchi. La mia guida parigina mi ha portato nei pressi di Rue Myrha,  dove si trova  il suo ristorante preferito che secondo la sua opinione è uno dei migliori per la cucina senegalese.

Profumo d’Africa

Il locale era piccolo, si parlava francese e wolof (la lingua più parlata del Senegal). La cameriera con il suo fare lento ed elegante, tipico senegalese, ci illustrava il menù con ciebou jenn, vermisell, yassa ed altri piatti tipici e mentre parlava mi immaginavo di trovarmi a Padova e poter scegliere di andare in un ristorante simile. Mi ha fatto sobbalzare quando ho sentito pronunciare il piatto dibi (carne di agnello accompagnato da insalata, patate fritte,salsa piccante) che è stata la nostra scelta. In quel frangente purtroppo mi rendevo conto con un po’ di amarezza che era solamente un sogno un ristorante senegalese nella mia città.

Le vie

Camminando poi lungo le vie di questo quartiere vi capiterà di vedere caffè e locali francesi tra una boutique di tessuti senegalesi e negozi di prodotti africani. Una curiosità da sapere è che durante il giorno e fino alle dieci di sera ci sono i negozianti e i loro clienti che brulicano il quartiere. Ma appena gli esercizi chiudono escono i parigini a riempire i bistrot, i ristoranti e i caffè. Non è raro che  tra un negozio di cosmetici e prodotti per capelli afro vi imbattiate, come mi è successo, in un bar libreria dove perdersi nei volumi sorseggiando tisane e caffè in compagnia di altri lettori con cui scambiare due parole.

MontMartre

A pochi passi da Goutte d’Or troviamo MontMartre il quartiere degli artisti. E’ una collina che si raggiunge a piedi oppure con la funicolare. La mia guida parigina mi ha proposto, dopo aver parcheggiato nelle vicinanze, il percorso a piedi. Ed ancora una volta sono stata ben consigliata.

La salita lascia senza fiato sia per il numero di gradini sia per lo spettacolo di panorama che si troverà. Si vedrà la città di Parigi con le sue luci e immediatamente sarete assaliti da una smisurata meraviglia e non vorrete staccare gli occhi da questa visione. Mentre guardavo gli edifici che si stagliavano sull’ orizzonte stranamente la giostra sullo spiazzo davanti alla Chiesa di Sacre Coeur trasmetteva una famosa canzone italiana che suggellava quel momento ammaliante.

Sacre Coeur

La Chiesa del Sacro Cuore costruita tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 è visitabile gratuitamente per l’interno ma per la cripta e la salita sulla cupola è necessario pagare il biglietto.

Mi sono soffermata a visitare l’interno che è maestosamente immenso. La pietra chiara calcarea esalta  con semplicità i colori e gli ori delle immagini come il mosaico della volta del coro che raffigura l’adorazione dei parigini al Sacro Cuore di Gesù.

Gli artisti

Il mio Cicerone francese mi ha portato poi lungo le vie di Montmarte e nella piazza Place du Tertre con gli artisti che facevano gli immancabili ritratti ai turisti. Sembrava di stare come in uno dei dipinti di Renoir: colori, persone sedute ai tavoli. Percorrevo con la piacevole consapevolezza di attraversare le vie, i caffè e gli edifici dove hanno vissuto artisti del calibro di Picasso, Toulouse-Lautrec,Van Gogh.  Mi sono imbattuta quasi per caso ad un angolo nascosto di una magnifica terrazza panoramica da cui si poteva scorgere la Tour Eiffel. Magico!

Museo D’Orsay

Parigi essendo ricca di Musei lascia indubbiamente un ampia scelta a tutti gli amanti dell’arte. Avrei voluto scoprire buona parte di questi. Ma il mio breve soggiorno parigino coincidente in parte con il lunedì che tra l’altro corrisponde al giorno di chiusura di molti di essi mi ha fatto dedicare alla domenica il giorno di visita di uno in particolare.

Ho optato quindi per il Museo D’Orsay che ospita collezioni di dipinti e sculture che coprono il periodo dal 1848 al 1914. In prim’ordine quella dei maestri dell’impressionismo e post-impressionismo, una delle correnti artistiche che più apprezzo in assoluto. Ho preferito dedicare in un’altro viaggio al ben più famoso museo del Louvre benché mi ammiccasse dall’altra parte della Senna.

Che fila!

Mi sono presentata  alla biglietteria senza prenotare. La fila era lunga e i tempi di attesa sono stati almeno di un’ora. Esistono i biglietti salta fila prenotandoli nel sito ufficiale del Museo oppure acquistando la Paris Museum Pass. Vi avviso  che potrete trovare egualmente la fila se arrivate nelle ore di punta anche se muniti di questo biglietto. Vi consiglio di consultare il sito del museo che vi indicherà gli orari di minor afflusso di visitatori.

Nonostante la fila non ho desistito immaginando le opere di  Van Gogh che mi attendevano. Bell’attesa è stata! A dir la verità il tempo è passato rapidamente in quanto la fila scorreva costantemente.

Dentro il museo

Entrata nell’ edificio sono andata all’ultimo piano punto dal quale ho voluto  iniziare a visitare il museo. Ivi troviamo gli artisti impressionisti  come Renoir, Cézanne, Degas. Sono rimasta un po’ sconcertata dal fatto che diversi visitatori facevano a gara per accaparrarsi la migliore postazione di fronte alle grandi vetrate che davano sullo sfondo Montmarte ignorando i capolavori degli illustri maestri. Quasi tutte le opere di questo piano hanno colto la mia attenzione e mi dilungherei  se dovessi descriverle tutte. Ma una menzione speciale la merita ” La colazione sull’Erba” di Manet  di cui non potrete rimanere impassibili allo sguardo della giovane donna che sembra quasi invitarvi a partecipare. 

 

Il primo amore non si scorda mai

Di fronte ai quadri di Van Gogh sono andata in estasi, mi sono letteralmente bloccata, pervasa dall’ ammirazione e dalla gioia di fronte ai dipinti quale “La notte Stellata”,“La Chiesa di Auvers” e “La camera di Vincent ad Arles”.  Mi sono innamorata di Van Gogh a 14 anni quando mi è capitato tra le mani un libro con i suoi dipinti. L’ aspetto che apprezzo in lui è che ha rotto gli schemi per creare la sua concezione di arte divenendo precursore dell’ espressionismo. Nel vedere dal vivo i suoi quadri e sentire le emozioni che l’artista è riuscito a descrivere sapientemente con i colori e le pennellate di fervore, mi sembrava di ritrovare un vecchio amore. Eh sì, Parigi è la città dell’amore!

Tour Eiffeil

Dopo la visita al museo mi sono avviata con la metro ai giardini del Trocadero per la visita immancabile al Tour Eiffel. E’ da qui che si scattano le foto ricordo che tutti fanno una volta raggiunta il simbolo per eccellenza di Parigi e della Francia. Sono arrivata nel tardo pomeriggio ed era stracolma di persone provenienti da tutto il mondo. Sembrava l’assembramento di un concerto: protagonista del palcoscenico la Tour Eiffel. E’ vero che è un luogo suggestivo e sono stata catturata dalle espressioni delle persone, dalla loro gioia e voglia di condividere con il mondo la loro esperienza attraverso gli scatti.

Curiosità

L’ultimo giorno dell’anno l’ ho trascorsa in compagnia degli amici e della famiglia di mio cugino a  Montargis. E’ una tipica cittadina francese molto romantica per la presenza di splendide vie nel centro. Per i numerosi ponti e i canali che la attraversano è stata ribattezzata la Venezia del Gatinais. A mio modesto parere per quanto Montargis sia effettivamente bella, Venezia rimarrà unica ed incomparabile! (Vedi mio articolo su Venezia).

Il menù di fine anno è stato franco-senegalese: ho assaggiato per la prima volta le foie gras, gustato la carne  cucinato seguendo la ricetta della cucina del mio paese africano, molti dolci di patisserie tra cui i deliziosi macaron.

Il tutto è stato preparato dalle mani della moglie francese che si è cimentata egregiamente anche nella cucina senegalese del marito. Bravo!

Punti di vista

E’ innegabile che la capitale francese abbia le sue contraddizioni che emergono nelle sue banlieue. Ma la particolarità di Parigi che più ho apprezzato è il fatto che nessuno si stupisce delle origini dell’altro, nessuno chiede da dove provieni. Solo quando vedono che esiti con la lingua si pongono la domanda.

Noterete che mi soffermo spesso su questo aspetto dei luoghi che visito. Per me è importante essere trattata come una semplice viaggiatrice. A volte è stancante dover rendere conto a qualunque sconosciuto delle mie origini, della mia storia e spesso mi sento frastornata quando mi imbatto in stereotipi che credevo superati.

Ma non abbattiamoci!

Il mio amore per l’arte ha trovato una città dove deliziarsi così come la nostalgia del Senegal, dei suoi sapori e dei suoi profumi ha trovato dove allietarsi. Mi basta volare a Parigi.                                                                                                    Eh sì, sono andata a Parigi ed ho trovato l’amore e l’Africa!

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