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L’Africa è un continente straordinario per le sue bellezze artistiche, archeologiche, naturalistiche, culturali. Uno dei mali di questo continente è l’insicurezza dovuta ai numerosi conflitti presenti in diversi paesi. Questo ci costringe a non visitare in libertà molti stati e in alcuni di essi possiamo conoscerne solamente pezzi del territorio.

Ho ricordato in un post della nostra pagina facebook di Travelandcolors della cittadina di Siby in Mali. La cittadina maliana vede contratta la sua economia turistica a causa delle violenze iniziate dal nord avvicinatesi alle aree del centro. Siti come Timbuctu, la grande moschea di Djenné, la falesia di Bandiagara non sono più visitabili in piena sicurezza ormai da diversi anni. Viene sottratta alla popolazione non solo il diritto di vivere in pace ma viene tolto anche il diritto di godere della propria cultura.

La Somalia è l’emblema dell’instabilità: il Global Peace Index nel 2019 la classifica al numero 158 su 163. Paese assolutamente da non visitare!!! Sada Mire con le parole

“abbiamo bisogno di cultura in tempi di guerra, la cultura è un bisogno umano fondamentale”

ci ricorda l’importanza e il ruolo del patrimonio artistico culturale. Sollecita ognuno di noi a conoscerlo per curarlo e valorizzarlo.

Sada Mire 

Sada Mire è svedese, nata a Mogadiscio, ed è l’unica archeologa somala attiva in Somalia e in Somaliland. Nel 2017 la rivista Newscientist l’ha inserita tra le donne più ispiratrici della scienza di tutti i tempi.foto | sadamire.com

L’archeologa ha condotto un progetto di ricerca sulla fattibilità del turismo culturale nel Somaliland suggerendo come sviluppare un turismo responsabile.

Sta lavorando costantemente per preservare i siti archeologici del suo Paese. Obiettivo principe è il pontenziale turistico del patrimonio culturale e naturale tra Berbera, città portuale e Hargeisa, la capitale del Somaliland. Sembra una sfida a fronte del territorio descritto poco sicuro. Il Somaliland autoproclamatasi indipendente con l’inizio dei conflitti nel 1991 nella regione, era un ex protettorato britannico. Non è riconosciuto come stato dalla comunità internazionale benché nel tempo si sia dotata di un esercito, di una moneta, di un suo governo.

Crocevia d’incontro di diversi popoli

L’archeologa ha creato una banca dati per il patrimonio somalo da tutti i territori del Paese. Emerge dai suoi studi che la regione aveva vasti imperi Camei, pre-cristiani e pre-islamici: esse a volte formavano parte della cultura degli Himyariti e dei Sabei, dell’impero aksumita e dei primi imperi islamici del corno d’Africa. Registri greci e resti archeologici testimoniano un collegamento con il mondo fenicio e greco-romano. Una ricchezza di scambi anche a lunga distanza compreso la Cina dalla dinastia Tang a quella Ming.

La dott.ssa Mire ha collaborato con la Horn Heritage Origination, Cyark e ICCROM per la documentazione digitale e fornire formazione tecnica. In Somaliland vi sono testimonianze rupestri tra le più straordinarie dell’Africa: diversi siti megalitici, cimiteri di stele decorate come i siti di Laas Gaal, Dhaghan Kureh, Dhaghan Nabi Galay, quest’ultimo è il primo esempio di scrittura dell’Africa orientale. La maggior parte dei dipinti arte rupestre raffiguranti grandi mucche si trovano in questo sito. Scene varie di vita selvaggia e di caccia suggeriscono un economia mista. Dhaghan Kureh, la pietra con la testa in lingua somala locale. Il sito una volta era in un bellissimo e verde paesaggio con fertili terreni agricoli. I rifugi di roccia che vi troviamo sono affioramenti rocciosi con rocce che si appoggiano l’uno all’altro sopra una distesa di granito lunga 4 km.

Laas Gaal

Questo complesso è stato scoperto per la comunità internazionale nel 2002 da un gruppo di archeologia francese guidato da Xavier Gutherz della Paul Valery University. Le pitture erano ben conosciute dai pastori locali ma pensavano fossero opera di spiriti malvagi. Infatti offrivano sovente dei sacrifici per salvaguardarsi da eventuali loro ire. I dipinti che risalirebbero tra il IX e II millennio a.c. sono in ottime condizioni e tra le più antiche del continente. Poco ancora si conosce della civiltà dell’epoca e quali tecniche pittoriche avessero adoperato. Il sito di Laas Gaal “pozzo per i cammelli” secondo la lingua del luogo è costituito da formazioni rocciose naturali, nelle sue caverne troviamo delle pitture rupestri raffiguranti animali e uomini. Sada Mire ci spiega che i dipinti dimostrano che la regione un tempo era lussureggiante e con una ricca fauna a dispetto dell’aridità odierna.

Saltano all’occhio i colori rossi brillanti, bianchi, gialli, talvolta neri provenienti da pietre locali. Le figure umane sono presenti ma la figura maggiormente evidenziata è la mucca: dipinta con al collo un pettorale a strisce, probabilmente cerimoniale. Le corna sono lunghe, a forma di artiglio e spesso dipinte di bianco. Le mammelle e tettarelle vengono ben evidenziate come ad esaltare l’importanza del latte che produceva per gli uomini. I bovini vengono rappresentati sia accanto agli uomini che in mandrie. Alcuni animali che sembrano esser di specie canina sono accanto all’uomo, a ricordarci la lunga convivenza dell’essere umano con il cane. Altri animali riprodotti come antilopi, giraffe sono rappresentati in figure monocromi o policromi.

Considerazioni finali

Il sito archeologico assieme ad altri della regione rischia di scomparire se non si adotteranno misure urgenti di conservazione. Da una parte vi è il deterioramento dovuto al passare del tempo dall’altra la mano di uomini che depredano i siti per rivenderne i pezzi al migliore offerente. Urgenza che sembra cozzare alla ben più grave situazione della popolazione del Somaliland, stremata dalla carestia causata dal cambiamento climatico.

I conflitti, la povertà non ci consentono di vedere l’ “oro” che abbiamo. Non riusciamo a capacitarsi della ricchezza culturale che rischia di finire dimenticato e a volte nemmeno conosciuto.

Ritengo che la cultura è linfa per l’essere umano. Mezzo attraverso cui conoscere la propria storia per non svilirsi e spaventarsi di fronte a quella degli altri. Dovremmo tutti noi conservare e curare il nostro patrimonio culturale consapevoli di dare un contributo alla custodia di una ricchezza da consegnare alle generazioni future.

Photo AFP

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