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Penso che molti di voi prima di affrontare un viaggio ami organizzare ogni minimo dettaglio.

A me capita spesso di avere la voglia irrefrenabile di partire. Il mio viaggio è stato deciso così all’improvviso come piace a me. Il pensiero è volato su Trieste. Meta vicina e lontana. Partendo da Padova in meno di 2 ore l’ho raggiunta in treno, mio mezzo preferito di spostamento. Durante il tragitto mi son studiata la mappa della città anche se a dir il vero, essendoci già stata alcuni anni prima, sapevo già come orientarmi.

Il Golfo di Trieste

Arrivare a Trieste è sempre un esperienza emozionante.

Da Monfalcone alla stazione centrale di Trieste vengo accompagnata sul lato destro dal mare Adriatico. Se avete la fortuna di trovare una bella giornata di sole potete godere di uno spettacolo straordinario: l’azzurro del cielo che si confonde e fonde con il blu del mare. Le navi che si stagliano all’orizzonte, i gabbiani che si cimentano in acrobazie, le case piacevolmente inserite nella vegetazione.

Il mio flusso di pensieri si è perso in questo tratto. Le preoccupazioni e le ansie si sono dissolte nell’infinito dell’orizzonte portate via dalle navi che si allontanavano dalla costa. Il color turchese del mare ha irradiato la mia mente lasciandomi gioia e voglia di esplorare.

In questo frangente ho tracciato il mio percorso triestino.

Non perdetevi questo spettacolo che potete apprezzare anche se venite da lontano e arrivate con l’aereo. Infatti dal Trieste Airport di Ronchi dei Legionari siete direttamente collegati con un’apposita passerella futuristica alla omonima stazione che vi porterà direttamente a quella centrale di Trieste.

Scesa dal treno da Piazza della Libertà raggiungo in 15 minuti il Canal Grande percorrendo prima Via Cellini e poi Via Trento.

Canal Grande

Nulla a che vedere con il canale veneziano è fulcro della vita triestina con i suoi numerosi bar. Sedendovi ai tavolini esterni avrete da una parte lo sguardo verso il mare e dall’altra quello della piazza della Chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo immancabile sfondo di tutte le foto turistiche di Trieste.

CANAL GRANDE foto di N. Sadio Fall

Percorro il Ponte Rosso chiamato così perché all’origine era verniciata appunto di rosso per incontrare James Joyce o meglio la statua del poeta irlandese che tanto ha amato questa città di confine. Accanto la sua frase celeberrima “La mia anima è a Trieste”. Sembra quasi invitare a spogliarsi dell’abito del turista per diventare viaggiatori e scoprire l’essenza di Trieste, unico modo per innamorarsi di questa città.

La città di Carta

Trieste è città della letteratura infatti viene chiamata la Città di Carta. Qui troviamo le statue dedicate a diversi poeti come Saba, Svevo ed appunto Joyce. La sua vocazione mitteleuropea ha ispirato la penna di molti autori provenienti dal vicino e lontano mondo.

SABA

Particolarità degli scrittori triestini è che spesso non sono mai scrittori di professione ma nei ritagli di tempo concessi dalle loro attività. Saba scriveva nel retrobottega della sua libreria.

Passo in un angolo un po’ nascosta dalla piazza. Scopro la chiesa greco-ortodossa di S. Spiridione. Bellissima con i mosaici in oro, i marmi policromi, l’azzurro delle cupole ed i portoni lavorati. 

foto di N. Sadio Fall

Teatro Romano

TEATRO ROMANO foto di N. Sadio Fall

Da Via Spiridione raggiungo Largo Riborgo. Scorgo il Teatro Romano. Mi siedo in una delle panchine di pietra immaginando di essere una abitante di Tergeste (nome antico di Trieste), sentire l’esultanza, le urla e gli applausi degli spettatori.

TEATRO ROMANO foto di N. Sadio Fall

Vengo risvegliata dal mio sogno nel tempo dalle voci dei passanti. Mi incammino verso il Colle San Giusto attraverso una suggestiva scalinata  posta sulla destra del Teatro. Preparatevi ad una bella salita tra le vie strette della Città Vecchia di Trieste. Lasciatevi conquistare dagli scorci e dai pittoreschi angoli come la piazzetta Tor Cucherna.

L’incontro con Marco Tullio Cicerone

Salendo arrivo all’altezza della Tor Cucherna e qui incontro un signore sulla sessantina seduto sui gradini di una porta intento a leggere un libro.

TOR CUCHERNA foto di N. Sadio Fall

Vedendomi scattare una foto mi chiede gentilmente se sono una turista e senza darmi il tempo di rispondere inizia a presentarmi la sua città.

Lo chiamo Marco Tullio come Cicerone.

Marco Tullio mi narra che nella sua gioventù ha viaggiato molto. E’ amante di arte e letteratura. Ho pensato: è cascato a fagiolo questo triestino!

Parliamo di mostre, quadri, fotografia, maestri dell’arte. 

Mi racconta con un po’ di malinconia il cambiamento del centro in cui una volta c’erano case un po’ diroccate ma con quel fascino che ricordava la Genova maledetta e bella cantata da De André.

Mi regala due curiosità.

La prima che il pozzo accanto a Tor Cucherna molti turisti lo scambiano di epoca romana ma in realtà è di recente costruzione anche se centenaria.

La seconda che il gatto che vi accoglie in questo piccolo spiazzo si lascia accarezzare solo quando è di buon umore. Sono stata fortunata: si è avvicinato stendendosi accanto ai miei piedi in attesa delle coccole!!

Mi propone diverse indicazioni sui luoghi da visitare tra i quali il Lapidario, il museo Revoltella e il Museo della Guerra per la Pace.

Mi consiglia un negozio molto particolare, il Katastrofa di Via Diaz. Bellissimo negozio dove la vostra fantasia si perderà e dove potete trovare cose rare, strane, raffinate, curiose ed artistiche dal charme unico. I prezzi sono un po’ alti ma questo negozio è una piccola galleria d’arte.

Colle di San Giusto

Dopo aver salutato con un arrivederci Marco Tullio mi incammino verso il Castello di San Giusto, La Chiesa e il Museo Archeologico.

Foto di N. Sadio Fall

Da questo colle nacque la città di Trieste. Prima di accedere al Castello sarete accolti da un piccolo parco dove è stato eretto il Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale. Le colonne e pietre testimoniano la presenza dell’antica basilica forense separato dalla fila di alberi dal foro romano.

COLONNE BASILICA ROMANA foto di N Sadio Fall

In questo punto avrete una splendida vista sulla città.

foto di N. Sadio Fall

Il Castello, le sue mura, il Museo del Castello e l’Armeria sono visitabili con un biglietto. Ho raggiunto attraverso il ponte levatoio l’entrata trovando in fondo ad attendermi Micheze e Jacheze: le statue originali dei due Mori. Le copie dei due automi batti-ore li ritrovate sopra la torre con l’orologio del Municipio in Piazza Unità.

foto di N. Sadio Fall

La Cattedrale di San Giusto nasce nel XIII sec. dall’unione di due chiese quella di San Giusto del IX sec e quella di Santa Maria Assunta del XI. La cattedrale si presenta all’esterno con un ampio rosone gotico.

All’interno troviamo la Cappella dei Borboni che ospita nove componenti della famiglia reale di Spagna tra cui il sovrano esiliato Carlo V. La navata di sinistra è dedicata a San Giusto con il mosaico duecentesco mentre le spoglie del santo sono sotto l’altare.

Civico Museo d’Antichità J.J. Winckelmann

Vicino trovate il Museo Civico di Storia ed Arte di Trieste dedicato all’antiquario tedesco Winckelmann. Vi si accede attraversando l’Orto Lapidario. Entrambi sono gratuiti. Lungo il percorso trovate reperti lapidei e pietre commemorative di epoca romana ed arriverete alla fine del percorso al museo archeologico.

ORTO LAPIDARIO foto di N. Sadio Fall

Il museo ha una piccola collezione ma con pezzi molto belli di reperti egizi: sarcofagi, mummie di persone o animali ben conservati nonché oggetti appartenenti a notabili, re, sacerdoti delle varie età dei faraoni. Rimarrete colpiti dal imponente sarcofago di Suty -Nakht in granito rosa di Assuan, arrivato quasi per caso a Trieste a causa di un naufragio.

Scendo dal colle per raggiungere Palazzo Revoltella. Da Via Castello mi perdo piacevolmente tra le vie che lentamente mi portano in Piazza Cavana.

E’ entusiasmante vedere il contrasto tra la perfezione della pianta esagonale e perpendicolare delle vie da Piazza Libertà al centro di Piazza Unità d’Italia e l’irregolarità delle viuzze della Città Vecchia che ricordano in alcuni tratti i calli veneziani

ITALO SVEVO foto di N. Sadio Fall

Percorro via Cavana per arrivare ad un parco piccolo ma ben tenuto in piazza Hortis. Accanto trovo la statua di Italo Svevo, al secolo Aaron Hector Schmitz, che mi fa tornare in mente l’estate in cui mi ero persa nella lettura dei tormenti del protagonista della sua opera “ La coscienza di Zeno”.

Museo Revoltella

Giro leggermente per via Torino ed arrivo al Palazzo Revoltella sede dell’omonima Galleria D’Arte Moderna. Nasce nel 1872 su disposizione testamentaria del barone Pasquale Revoltella. Si arricchì di opere d’arte dell’ottocento e del novecento. Oggi il Museo è l’unione di tre palazzi: palazzo Revoltella, palazzo Brunner e palazzo Basevi.

Museo Revoltella

Il museo si sviluppa in 6 piani.  Circa 4000 mq custodiscono 350 opere tra dipinti e sculture di diversi autori tra cui Fontana, Afro, Carrà, Bolaffio, De Nittis, Von Stuck, De Chirico.

Nei primi 2 piani invece troviamo gli arredi e le collezioni della dimora che con le sue splendide sale raccontano la vita del Barone.

Suggerisco di partire dall’ultimo piano e poi scendere. Una bella sorpresa vi attende al piano terra. Il rumore dell’acqua che sgorga dalla fontana collocata alla base dello splendido scalone vi darà l’impressione di avvicinarvi ad una piccola cascata.

Un quadro animato

foto di N. Sadio Fall

foto di N. Sadio Fall

Le opere hanno tutte la loro particolarità e bellezza. Ma solo due  mi hanno colpita in modo speciale.

La prima è di Carl Frithjof Smith “Dopo la prima Comunione” 1892. Non si può non rimanere impressionati dallo sguardo della bambina al centro che sembra seguirvi con lo sguardo in qualunque vostro movimento. Sembra un’opera vivente e non un fermo immagine catturato dalle pennellate dell’artista norvegese.

L’opera di Pezzicar: un salto nella storia afroamericana

La seconda opera è una scultura di Francesco Pezzicar “L’emancipazione dei negri” 1873. Mi ha subito colpito visivamente perché in lontananza intravedevo questa scultura e fra me e me dicevo che i tratti somatici non erano quelli europei delle opere che avevo fino in quel momento visto. Mi avvicino alla scultura in bronzo che rappresenta un uomo di origini africane che tiene sulla mano sinistra il decreto del presidente Abraham Lincoln con cui si abolì la schiavitù. Alla base dell’opera le catene spezzate simbolo della libertà conquistata.

LA STATUA foto di N. Sadio Fall

Questa opera ha solleticato la mia curiosità ed ho scoperto attraverso il racconto del figlio Amerino Pezzicar una storia straordinaria che merita di essere raccontata.

L’opera venne esposta a Philadelphia nell’esposizione del 1876. Pezzicar fu molto coraggioso a proporre un manufatto dal denso significato culturale in un America non ancora aperta a considerare gli afroamericani loro concittadini con egual dignità e diritti. La scultura benché ricevette dal punto di vista tecnico critiche positive che le valsero un premio restò invenduta. Tornò a Trieste nella casa dell’artista ove vi rimase fino alla sua morte nel 1890.

Trieste accolse positivamente l’opera

foto di N. Sadio Fall

La stampa dell’epoca diede risalto all’artista usando queste parole :“La statua del bravo scultore nostro concittadino, trovasi all’Esposizione di Filadelfia, ove sin dal primo suo giungere raccolse larga messe di meritate lodi, e venne collocata in uno dei più bei posti nella Galleria di Belle Arti. Dopo quanto se ne ne occupò la stampa tedesca e l’inglese troviamo inutile spendere una sola parola sui mercati particolari della modellazione, dell’anatomia, del fuso: noi attendiamo che lo spirito americano faccia giustizia all’ingegno del nostro artista e lo schiavo di Pezzicar trovi un piedistallo in una delle libere città del Nuovo Continente!”

L’opera tornata in Italia fu oggetto di un ampio ed intenso dibattito sia nei salotti che nella stampa triestina per darle la giusta collocazione in città.

L’autore triestino benché grato non abbassò mai il prezzo in quanto consapevole della portata universale della sua opera. I suoi concittadini non riuscivano ancora a cogliere appieno la potenza di questo messaggio.

La statua giunse nel 1890 al Museo Revoltella che lo acquistò solo nel 1913.

Valore senza tempo dell’opera di Pezzicar

La statua ricorda un determinato periodo storico ma penso che il suo significato sia ancora valido nel nostro tempo. Schiavi della pretesa di chi chiede al diverso una perenne dimostrazione di essere meritevole prima di reclamare un qualunque diritto.

Oggi potrebbe rappresentare la cittadinanza italiana. In mano il decreto di concessione del presidente della Repubblica. E come allora non è sufficiente una legge affinché ti considerino portatore della stesso diritto. Per essere sempre il benvenuto vengono richieste doti straordinarie e gesta da eroe. Vietato essere solamente noiosi, ordinari e semplici cittadini!

Eh sì Pezzicar, la tua opera ha una portata universale e aggiungerei a mio malgrado molto attuale!

Verso il Molo Audace

Dopo il mio tuffo nella storia mi immergo nel lungomare cittadino. Percorro Riva Gulli e poi Riva del Mandracchio per raggiungere Piazza Unità d’Italia già Piazza Grande.

foto di N. Sadio Fall

Famosa perché ivi furono proclamate le vergognose Leggi Razziali del 1938.

Una delle piazze più grandi d’Europa è incorniciato sui tre lati da vari palazzi tra i quali Palazzo del Governo, Palazzo del Municipio e il Palazzo del Lloyd. Sul quarto lato abbiamo il mare Adriatico.

Raggiungo il molo Audace e come i triestini mi siedo con i piedi penzoloni. Leggo un libro, due meduse iniziano a danzare nell’acqua proprio davanti a me, quasi ad invitarmi a distrarmi nel blu dell’acqua.

foto di N. Sadio Fall

particolare MOLO AUDACE

Mi ero così rilassata che mi sono persa nel tempo e nello spazio. Il treno non mi aspetta!! Mi incammino verso la stazione e in Piazza della Borsa vengo rapita dalla ballerina che danza sulle note del Cigno di Cajkovskij. Rimango incantata cinque minuti e poi corro!!

Città Audace

Trieste, città in cui le culture si sono incontrate e scontrate, si sono mischiate ma non confuse. Ognuna ha mantenuto la sua identità e storia. Basti pensare ai numerosi luoghi di culto di diverse fedi: cattolica, ortodossa, ebraica, musulmana.

Città dove ho sentito parlare lingue diverse: polacco, sloveno, wolof (Senegal), pashtu (Afghanistan).

Città dove una sposa africana in un bellissimo abito bianco con damigelle al seguito correva trepidante verso il molo Audace. Cogliere lo stupore dei passanti ed avere l’impressione che fosse rivolta alla sposa in quanto tale e non per le sue origini.

Trieste dal Museo Revoltella foto di N. Sadio Fall

Trieste è perfetta per fuggire perché dopo averla percorsa ho ritrovato lo spirito che ricercavo e che mi ha ricordato Svevo: La vita non è né bella né brutta ma originale. Il giusto approccio per farlo diventare tale è attraverso ogni singolo viaggio!

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