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Alpe Tognola - Foto di Amarachi Ajuzie

IMMAGINARIO DI UNA NERA IN MONTAGNA

In realtà non credo per nulla che sia una questione di colore della pelle bensì di una predisposizione personale nell’accettare delle temperature sotto lo zero. Conosco dei non afro discendenti che non andrebbero in montagna per i miei stessi motivi.

Nella mia ignoranza, prima di fare quest’ultima esperienza il mio immaginario di una vacanza in montagna era simile ad una vacanza in Antartide (foche, orsi polari, pinguini ecc). La montagna per me significava ghiacciai, freddo, neve e umidità. Non capivo per quale motivo un essere umano deciderebbe volontariamente di andarci. Spendendo anche dei soldi felicemente. 

Io che vivo nelle paludi della pianura padana, dove l’inverno significa nebbia, ghiaccio e umidità non vedevo nessun salto di qualità nel passare dall’umidità che ti penetra ovunque ad un habitat per elefanti marini. Clicca qui per leggere l’articolo dove accennavo dei miei pregiudizi e luoghi comuni sulla montagna.

 

LA REALTA’

Dopo questa breve vacanza, mi sono davvero ricreduta. Ho imparato tante cose. Ho scoperto, per esempio l’esistenza degli abbigliamenti tecnici (Giacca, felpe, leggings, pantaloni, scarpe ecc). La montagna è un luogo molto informale, nessuno guarda se sei alla moda o meno. Puoi vestirti veramente come vuoi perché a nessuno interessa che cosa indossi. Per uscire a cena in un ristorante, il mio cruccio era come combinare l’esigenza e voglia di essere elegante l’ultimo dell’anno ed il rischio di prendersi un broncopolmonite. La risposta sta nel vestirsi comodi e indossare poche cose ma azzeccate. Ho imparato che per andare in montagna non conta la quantità dell’abbigliamento ma la qualità. Questi punti sopraelencati mi hanno fatto innamorare ulteriormente della montagna. Potrei sintetizzare la vita di montagna in quattro parole, vale a dire, sport, cibo, bere e relax. Una vita molto semplice, che punta alla natura, al benessere, all’essenziale e al minimalismo.

FIERA DI PRIMIERO

Siamo vicino a San Martino di Castrozza, in Trentino Alto Adige. La cittadina è un gioiellino. Conta circa 500 abitanti e si trova a 750 m s.l.m.

Centro Fiera di Primiero. Foto di Amarachi Ajuzie

Le origini del borgo risalgono al 1400 d.C., quando le valli di Primiero divennero parte dell’Impero Austriaco e conobbero uno straordinario sviluppo economico e demografico, grazie alle numerose miniere aperte di rame, argento e ferro. Il Palazzo delle Miniere divenne la sede del “Bergrichter”, il giudice minerario di nomina imperiale che sovrintendeva alle miniere di Primiero.

Su un colle accanto al centro di Fiera di Primiero si trova la gotica mole della Pieve. Ne fanno parte oltre alla chiesa arcipretale anche l’antica chiesetta di San Martino ed il Palazzo delle Miniere.

Fiera di Primiero, oltre ad essere noto per essere un centro turistico invernale ed estivo è anche famoso per essere il paese natale dell’ingegnere Luigi Negrelli (1799-1858), progettista del canale di Suez ed iniziatore di molte ferrovie nell’Elvezia e nel Regno Lombardo-Veneto.

CAPODANNO CON GLI AMICI

Sono stata ospite di una copia di amici. La loro casa è una bella baita indipendente, tipica di queste zone. La sera del 31 abbiamo fatto aperitivo in casa e verso le 20.30 abbiamo raggiunto a piedi il ristorante situato nel centro della borgata, dove avevamo prenotato per cena. Ad attenderci c’erano altri carissimi amici. La compagnia e il cibo erano ottimi. A mezzanotte, dalle vetrate del ristorante abbiamo potuto ammirare lo spettacolo dei fuochi d’artificio organizzato dal Comune. Siamo stati qui fino all’una circa. Dopo un brevissimo giro in centro, ci siamo ritirati tutti a nanna.

Se devo proprio dire tutta la verità, rispetto ad altre feste di capodanno alle quali ho preso parte ho trovato tutto molto pacato e tranquillo, non c’è stato nulla sopra le righe. Mi è stato spiegato che la vita di montagna è così. La normalità è che per le 21.30 al massimo per le 22.00 i locali siano già chiusi. E’ una rarità trovare locali aperti oltre questi orari.

IL PRIMO GENNAIO 2019

Sull'Alpe Tognola. Foto di Amarachi Ajuzie

Sull’Alpe Tognola. Foto di Amarachi Ajuzie

Il primissimo giorno del nuovo anno, dopo una bella colazione in casa, siamo saliti con la cabinovia a quota 2200 metri, sull’Alpe Tognola. Una ski area immersa nello splendido scenario dolomitico, con una vista mozzafiato sulle Pale di San Martino. Purtroppo durante questo periodo non aveva nevicato, per cui quanto abbiamo trovato sulle piste era neve sparata che faceva comunque il suo effetto.

Per chi desiderasse venire da queste parti, ci sono diverse offerte e possibilità. L’Alpe Tognola è composta da diverse piste adatte a tutti i livelli di bravura. E’ possibile praticare sci, snowboard, prenotare delle ciaspolate, delle guide o dei maestri per apprendere come sciare o andare sullo snowboard.

Io mi sono limitata a guardare gli amici, a godere il panorama, oltre a fare avanti indietro dal rifugio e punto di ristoro.

Vista dal Balcone del rifugio

Vista dal Balcone del rifugio. Foto di Amarachi Ajuzie

Come giornata era davvero splendida. L’unica pecca è stata l’afflusso di gente ma il panorama è già di per sé sufficiente per rimanere appagati.

Clicca qui per leggere il mio articolo sempre su una vacanza in montagna, però nei mesi estivi.

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