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Foto della Porta di Brandenburgo.
Articolo di Amarachi Ajuzie

TRAVELANDCOLORS A BERLINO

Come molti di voi sapranno già, il mio lavoro principale è quello dell’operatrice sociale. Per questa ragione ed anche perché ho familiarità con il tema delle migrazioni, sono stata selezionata per partecipare al “Try Out” del gioco di ruolo intitolato “Into the footsteps of a migrant”, letteralmente “sulle orme di un migrante”.
Vi starete chiedendo cosa ci azzecca con Travelandcolors, ma soprattutto voi di Travelandcolors non siete già dei migranti? Vi serve immedesimarvi? Abbiate un po’ di pazienza e continuate a leggere.
In quanto operatrice sociale e mediatrice linguistica culturale il mio lavoro è già di per sé un costante viaggio nella vita di altre persone. Spesso mi capita di spostarmi anche fisicamente per studiare, conoscere ed approfondire determinate realtà e dinamiche.
A Berlino, per cinque giorni non è stato necessario muovermi perché avevo il mondo in un solo posto. Il gruppo eterogeneo selezionato per testare il gioco era composto da circa 40 persone provenienti da diverse parti del mondo, residenti in diversi paesi europei (Finlandia, Olanda, Germania, Romania, Italia ecc), ed in possesso di un ricco background culturale e professionale.

CHE COS’E’ QUESTO TRY OUT?

E’ sostanzialmente la sperimentazione del gioco di ruolo. Un progetto educativo europeo finanziato dal programma Erasmus+ della Commissione europea che coinvolge realtà di quattro Paesi: la cooperativa sociale Cidas (Italia), Refugee Company (Olanda), Asociatia Art Fusione (Romania) e Solar e.V. (Germania).
In 5 giorni, i partners che hanno ideato, scritto e strutturato il gioco lo hanno testato sul gruppo selezionato. Per poter valutare i punti di forza o quelli critici e apportare di conseguenza le dovute migliorie.

LA GUEST HOUSE

Il nostro alloggio era nel distretto di Pankow a Weißensee, più precisamente qui: Center for Culture & Education (KuBiZ) tagungswerk guest house.
Come i topolini da laboratorio, io e i miei fortunati compagni siamo rimasti chiusi in un edificio enorme che rispondeva alla maggior parte delle nostre esigenze primarie. Si mangiava, si dormiva e si lavorava qui.

Foto della Guest house dall'esterno

Foto della Guest house dall’esterno

LA STANZA ROSA

Tutti sono stati distribuiti in camere condivise con altri partecipanti, stile ostello per intenderci. Ogni camera era contraddistinta da un colore. Io ero nella stanza rosa. I letti erano a castello. Tutto molto minimalista.
La mia camera era da 8 posti letto ma c’erano 5 ragazze ed io ero la sesta.

Le ragazze erano di origini e lingue diverse. Una tedesca, che ha viaggiato e vissuto per un periodo in due continenti (Africa e America) e parla fluentemente 3 lingue (Tedesco, inglese e spagnolo);
Una canadese, che attualmente vive in Olanda, ma per un periodo ha vissuto in Italia e parla 4 lingue (Francese, inglese, italiano e sta studiando l’olandese).
Due ragazze rumene, entrambe vivono attualmente in Romania ma hanno vissuto per motivi di studio e lavoro in altri paesi europei come Inghilterra, Germania, Italia, di conseguenza parlano 4 lingue.
Infine, io. Nigeriana, naturalizzata italiana e laureata in lingue. Nonostante ciò, oltre all’inglese ero la meno preparata nel rispolverare il francese e lo spagnolo che avevo studiato ai tempi dell’Università.
Per questi 5 giorni la lingua inglese è stata la nostra lingua veicolare.

Foto dell'ingresso della Guest House

Foto dell’ingresso della Guest House

RIFLESSIONE SULLA DISTRIBUZIONE DEGLI SPAZI

Ho sempre pensato che la distribuzione degli spazi facesse anch’essa parte del gioco. Perché dopo i primi due giorni passati insieme a condividere ciabatte, phon, spazi intimi, trascorsi e vissuti sembrava che ci conoscessimo da anni. Non c’erano etichette, categorie o domande imbarazzanti.
Il gruppo era composto da un melting pot fenomenale. Energia positiva e pura da tutte le parti. Un cocktail di origini, lingue, competenze, background ed esperienze intellettuali fenomenale.
Questa è la reale essenza di Travelandcolors. Viaggi, vite colorate da cui imparare, aprirsi, lasciarsi contaminare e trarre ispirazione. Attraverso il viaggio Travelandcolors vuole decostruire le narrazioni distorte, cristallizzate e generalizzate che riguardano alcune categorie, con questa esperienza di Berlino abbiamo voluto narrare il lato positivo ed arricchente della migrazione. Il potere delle radici e delle identità multiple. Ci vorrebbero più storie simili a riempire i giornali ed i rotocalchi.

LO STILE DI VITA SIMILE A QUELLO DI UNA COMUNE

La cucina era esclusivamente vegetariana e vegana. Eravamo stati avvisati tramite il materiale informativo ricevuto via mail che in questi 5 giorni era severamente vietato mangiare carne o portarcela dietro o dentro l’edificio.
I partners tedeschi partono dal presupposto che l’assunzione di carne è una delle cause che sta influendo negativamente sull’aumento delle emissioni inquinanti e di conseguenza sull’ambiente e sul cambiamento climatico.
Per me non era un problema. Di per sé non sono una grande consumatrice di carne e soprattutto sapendo che era solo per 5 giorni l’esperienza non mi è pesata molto. Devo ammettere però che il divieto assoluto mi ha lasciato un po’ perplessa.

Anche il mezzo di trasporto utilizzato da ogni partecipante doveva rispettare e rientrare nei criteri della tutela dell’ambiente. Gli spostamenti, sia quelli del tragitto dalla propria casa all’aeroporto sia quelli previsti una volta giunti a Berlino dovevano avvenire rigorosamente con i mezzi pubblici.

IL GIOCO DI RUOLO

Dopo i primi due giorni volti alla preparazione del gruppo attraverso dei giochi utilizzati nell’ambito dell’educazione non formale per conoscersi, aprirsi gli uni con gli altri, acquisire delle conoscenze o agevolare delle riflessioni. Tutti noi eravamo impazienti. Non vedevamo l’ora di sapere qualcosa in più sul gioco, ma gli organizzatori hanno deliberatamente scelto di mantenere il riserbo, per non influenzare i partecipanti.
Solo al terzo giorno abbiamo potuto prendere visione delle regole e ci sono stati consegnati i materiali da studiare per entrare nei panni dei diversi personaggi che dovevamo interpretare.
Ogni personaggio aveva dei compiti da compiere e degli obiettivi da raggiungere. Ogni partecipante era libero di metterci del suo per raggiungerli.

GLI OBIETTIVI DEL GIOCO “INTO THE FOOTSTEPS OF A MIGRANT”

Non è mia intenzione rivelarvi troppo sul gioco nel caso capiti a qualcuno di voi di avere la fortuna di giocarci. Vi dico solo che contempla alcuni dei momenti, che possono durare anche mesi o anni, che compongono il percorso di chi sceglie di lasciare la propria casa, il proprio Paese, per cercare una vita migliore.

Nello specifico il viaggio, lo sbarco, l’accoglienza, la procedura di asilo, i colloqui con operatori, avvocati, mediatori culturali, giornalisti, il riconoscimento dello status.
Questo gioco di ruolo permette di immedesimarsi nel percorso dei migranti, per capire la complessità e scoprire le difficoltà che si possono incontrare.

UNO STRUMENTO EDUCATIVO

Sono molto contenta di aver avuto l’onore di partecipare. Spero possa avere un’ampia diffusione soprattutto fra i rappresentanti delle istituzioni, forze dell’ordine, funzionari di alcuni uffici pubblici e privati, insegnanti, allievi, chi per lavoro interagisce quotidianamente con persone provenienti da paesi diversi, ecc. Permetterebbe alle persone di lavorare sui pregiudizi, di stimolare empatia, riflessione e pensiero critico, oltre a sensibilizzare la società sulla complessità del processo migratorio e sulle difficoltà che chi migra deve affrontare.

COSA VEDERE A BERLINO IN UN GIORNO E MEZZO

Essendoci andata principalmente per lavoro, purtroppo non sono riuscita a fare molti giri per vedere e conoscere a fondo la città.

Weißensee

Grazie all’ubicazione del nostro alloggio sono riuscita a visitare il quartiere di residenza di Weißensee. Il nome deriva dal lago urbano omonimo, situato all’interno di un grande parco. Ciò garantisce verde e tranquillità all’intero quartiere.

Da quanto ho capito questa zona di Berlino è la meno cara per quanto riguarda gli affitti. Il lago d’estate è balneabile, si può prendere la tintarella nonostante il lago si trovi nel cuore della città.

Foto del lago Weissensee

Foto del lago Weissensee

Le prime sere per bere qualcosa dopo il lavoro siamo rimasti nei dintorni del quartiere e siamo stati in un pub-ristorante cubano, La Casa Buena Vista. Molto carino, però chiudono molto presto, verso le 23.00.
Il quartiere è ben collegato dai mezzi pubblici. Si può raggiungere facilmente Alexanderplatz con il tram M2 o M4.

Alexanderplatz

Era il centro della Berlino Est. Dopo la riunificazione tra la Berlino Est e Ovest è ritornata ad essere il cuore della capitale.
E’ nota come un importante centro commerciale. E’ una delle piazze più frequentate della città. Funge da punto di ritrovo in quanto molte linee del tram, bus e metropolitana hanno una fermata qui.
E’ famosa per la Fernsehturm o Tele-Spargel, la torre della televisione di Berlino, per l’orologio che segna l’ora di tutte le città del mondo, e per la fontana dell’amicizia tra i popoli.

Foto dell'orologio universale e della Torre della Televisione

Foto dell’orologio universale e della Torre della Televisione

Nella piazza si possono osservare il municipio rosso, il nome deriva dal colore dei suoi mattoni, la chiesa Marienkirche e la fontana di Nettuno, durante l’inverno attorno alla fontana vengono allestiti un mercatino natalizio e una pista di pattinaggio sul ghiaccio.

Ad Alexanderplatz ci si può sbizzarrire sulle cose da fare e sui locali dove mangiare o bere qualcosa. L’unica cosa che ho rilevato è che i locali a Berlino chiudono prestissimo massimo mezzanotte. Vi consiglio se vi capita e vi va di sentire musica dal vivo di andare a B-flat Acoustic music e jazz club.

JetExpressBus TXL

Per riuscire a vedere velocemente gli altri monumenti storici, insieme ai miei colleghi da Alexanderplatz abbiamo preso l’autobus JetExpressBus TXL direzione aeroporto di Berlino-Tegel, la principale aeroporto della capitale. Con un prezzo di 2.80 euro e un tragitto di circa 30/40 minuti si riesce a vedere i monumenti principali di Berlino. L’isola dei musei, la porta di Brandeburgo per citarne qualcuno. Quest’ultima è il simbolo della separazione geografica e politica della città tra est ed ovest.

CONSIDERAZIONI FINALI

Purtroppo i 5 giorni sono volati troppo velocemente. Non vedo l’ora di ritornare in questa capitale europea per approfondire ulteriormente la mia conoscenza della città. Da questi giorni trascorsi in compagnia di persone valide, ho imparato tanto e ho avuto ulteriori conferme su quanto sostengo da anni. I muri, sia fisici che mentali limitano il fiorire e la costruzione di scenari fruttuosi.
Mi sento orgogliosa, onorata e privilegiata per avere trascorso questi giorni in compagnia di persone competenti, in grado di trasmetterti inconsciamente il vero senso della vita. Sono tornata rigenerata e sempre più motivata.

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